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Pol Cesk

mercoledì 9 ottobre 2019

Back to the S.S.N.

Ritorno al Sistema Sanitario Nazionale

Buongiorno a tutti,
ho iniziato con il botto questa volta!
Oggi vi scrivo della mia andata e ritorno dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN) un po' come se fosse un viaggio nel tempo verso il passato, con diverse esperienze alle spalle, alcune decisamente positive.

Tutto è iniziato molto tempo fa, ormai sono passati più di dieci anni da quando ho avuto il primo impatto con il SSN  cercando di curare un'inadeguatezza di vivere che sentivo. E' stato tutto molto difficile perché ho incontrato un primo psichiatra che forse sarebbe stato meglio non avessi mai incontrato e dopo sono stato assegnato ad un'altra dottoressa con la quale non riuscivo a parlare per niente perché mi sembrava che rispondesse in modo automatico a tutti i pazienti. Adesso non voglio tediarvi e quindi vi rimando al capitolo Esperienza di disturbo bipolare per chi è curioso e non ha ancora letto.

Da quell'esperienza tutto è andato verso il peggio: sono stato ricoverato e lì ho conosciuto quella che poi è diventata la mia nuova psichiatra che lavorava sia in reparto che nel privato. Mi sono trovato bene, avevo bisogno di fare chiarezza dopo quel momento buio e nel privato ho trovato quell'attenzione che purtroppo nel pubblico non sono riuscito a trovare in quel momento.

Non scrivo questo post per parlare male del SSN, ma per chiudere una sorta di cerchio che mi ha riportato qui, da quella psichiatra del servizio pubblico che avevo lasciato per passare al privato.

Perché sono tornato al pubblico?
La verità è che non sento più l'esigenza di andare dalla psichiatra privata per il semplice fatto che sono passati degli anni, sono stabilizzato con la terapia e, infine non ho più altre cose da raccontarle. Dovendo comunque seguire una terapia farmacologica (il paziente non può rimanere in balia di sé stesso per l'assunzione delle medicine prescritte), la dottoressa mi ha detto: "Ritorni al pubblico, non vorrà mica darmi la responsabilità di lasciarla solo con il suo problema?". Io ho risposto: "Okay, ritorno al pubblico, sperando di trovare un ambiente diverso da quello che ho lasciato".

Al ritorno al SSN, ho subito trovato alcune complicazioni. Dovevano riaprire la mia cartella, come se non fossi mai stato lì e, invece, conoscevo tutti gli infermieri che mi hanno curato per tempo, ricordando il disagio che mi accompagnava. Dopodiché mi hanno fatto compilare un sacco di scartoffie e poi sono dovuto andare al distretto medico per l'esenzione del ticket per patologia. Per il resto, ho trovato un SSN più spento rispetto a dieci anni fa, si vedono gli effetti della privatizzazione delle cure mediche. Anche il raggruppamento delle unità sanitarie territoriali sta dando i suoi effetti negativi con un numero sempre maggiore di pazienti per singolo medico e, quindi maggiori disagi soprattutto per la sanità mentale.
Mi dispiace che il nostro SSN venga sempre più ridotto all'osso perché, nei vari anni di cura, ho conosciuto (ed erano la maggioranza) infermieri preparatissimi, persone alle quali piace il proprio lavoro e che vogliono veramente aiutare chi sta passando un momento di difficoltà. Nel servizio pubblico ho incontrato, non lo dimenticherò mai, anche la psicologa che mi ha insegnato come curare la fobia sociale attraverso la terapia cognitivo-comportamentale (per approfondimenti vi invito a leggere Terapia della fobia sociale) ed è stato...

Un successo della mia vita! Per ora...

Ora ho la cartella clinica riaperta, rinnovato l'esenzione per medicine, visite e tutto il programma di monitoraggio dell'assunzione della terapia, come nel privato. Tra l'altro devo fare di nuovo l'elettrocardiogramma perché, come mi è stato spiegato, l'assunzione di psicofarmaci può far insorgere problemi al cuore, a lungo andare. (Help me!)

Cercando di tirare le somme di questo discorso, non so se questa mia scelta si rivelerà corretta o sbagliata, solo il tempo potrà dirlo, per il resto, rimango sempre vigile, cerco di monitorarmi sempre nei miei livelli di energia, sonno, eccetera, eccetera.
Ricordatevi che nessuno ci può aiutare meglio di noi stessi, quindi teniamoci stretti la nostra salute mentale, non facciamoci abbattere da chi dice che sei "strano", "sei matto", "non combinerai niente nella vita". Andiamo avanti a testa alta, sempre rispettosi del prossimo e accettando critiche e consigli solo da chi sappiamo che ci vuole bene.

Ah, dimenticavo, volevo lasciarvi una battuta per ridere un po' di questa assurda situazione: sapete cosa mi ha detto la psichiatra del servizio pubblico quando sono ritornato all'appuntamento da lei? "Ah, salve, bello vedere che sta bene, ricordo che le nostre sedute erano particolarmente impegnative per me". Beh! Direi che sono capitato in buone mani. Cosa ne pensate?

Saluti dal SSN

Pol

sabato 10 agosto 2019

Coraggio povero vecchio uomo

Buongiorno,
come saprete se avete letto gli ultimi post, sto cercando di fare il volontario.
Durante un incontro con i familiari di persone che vivono il disagio mentale, ho conosciuto Gianni, un uomo magro e anziano con un espressione del viso veramente affranta.
Stavo parlando con un membro dell'associazione per capire come organizzare il banchetto della prossima domenica, quando si avvicina Gianni e mi dice: "Dopo possiamo parlare?". "Ovvio", rispondo io, desideroso di rendermi utile.
Dopo dieci minuti, ci spostiamo in una stanza in modo da essere un po' appartati e Gianni inizia con il dirmi che ha paura per sua nipote, colpita da depressione all'età di 18 anni. Non era molto chiaro nell'esposizione della sua esperienza dolorosa così, dopo un po' di domande da parte mia, compresi che a Gianni era appena morta la figlia di 44 anni, madre della ragazzina e che ora lei non era in Italia perché era impegnata in un'esperienza di studio e lavoro in Inghilterra.
Ho fatto fatica a chiedere di più sulla causa della morte della figlia di Gianni, ma dopo un po' di tentennamenti da parte mia, mi disse che era morta per le conseguenze dovute a pesanti trattamenti con psicofarmaci, per curare uno stato di depressione profondo. In poche parole si è lacerato lo stomaco per diversi fattori, molti dei quali riconducibili, secondo lui, ad un eccesso di medicinali per curare il suo stato mentale.
Ora, la preoccupazione da nonno è quella di portare in Italia sua nipote per cercare di risolvere la cupa depressione che l'ha colpita dopo la perdita di sua madre, cosa che lo ha portato ad andare in Inghilterra per sincerarsi del suo stato di salute. Vedendo che la piccola non stava niente bene, decide di portarla in Italia da uno psichiatra che le ha prescritto diverse medicine contro la depressione.

Mi domando se sia la strada giusta da percorrere con una paziente di 18 anni cui è appena morta la madre. Secondo il mio modestissimo parere, essendo morto anche a me un genitore, si deve accettare il periodo di elaborazione del lutto, con tutti i problemi del caso, ma che uno stato di depressione per questa perdita sia, probabilmente una reazione naturale, vista la tenera età in cui questo brutto evento è successo. Mi sono sentito di consigliare a Gianni una figura di psicologo per questo, magari anche in Inghilterra, visto che forse quest'allontanamento della ragazza in giovanissima età, potesse essere anche un modo di distanziarsi da problemi in famiglia, ma è solamente un'ipotesi. Sicuramente gli antidepressivi possono dare una mano in un primo periodo, ma cercare di parlare ad uno psicologo dei propri pensieri, anche i peggiori, è la strada, a mio parere, corretta.

Il racconto di un povero padre e nonno


Se vorrò continuare la mia esperienza come volontario in associazione, casi come questi, saranno la quotidianità. Ho provato molta pena e disagio calandomi in questa situazione che, in qualche modo, ho voluto io che mi venisse raccontata in quanto, pochi giorni prima, avevo io esposto tutta la mia esperienza di disagio mentale dovuto all'ambiente familiare in cui sono cresciuto. Sono sicuro che anche questo sfogo di Gianni verso di me, una persona sconosciuta, gli sia servito a sentirsi meno solo con il suo dolore.

Coraggio Gianni, spero di rincontrarti presto ed avere notizie di miglioramento.

Saluti

Pol

domenica 12 maggio 2019

Diventare volontario? Mah!

Buongiorno a tutti,
è da qualche anno che cercando nella mia città per scoprire che tipo di associazioni sensibilizzano la gente sulle tematiche relative alla salute mentale.
Sono andato in un paesetto vicino e ho partecipato ad alcuni incontri, saranno stati quattro, cinque, in un teatro che era pieno di gente. Gli argomenti trattati erano di sicuro interesse: ansia, panico, depressione con riferimenti sia per i familiari sia per i malati. Inoltre, in questi incontri, si trattavano situazioni pratiche molto coinvolgenti, per esempio come superare il lutto di una persona cara o come superare le difficoltà di un rapporto di coppia o la fine dello stesso, venivano trattate patologie molto serie, come i disturbi alimentari, la ludopatia, lo stalking.
Io ricordo di aver preso molti appunti e forse all'epoca, era il 2015, aver anche scritto alcuni post sull'argomento, visto che erano ancora freschi nella mia mente e quindi erano pieni di dettagli.
Ho deciso alla fine delle varie serate di compilare il modulo per diventare volontario e di lì a poco mi sono presentato all'associazione per capire come rendermi utile.

Fin da subito, ho potuto notare come sia difficile organizzare gli intenti dei singoli membri, a seconda di quale sia il loro ruolo all'interno. Per esempio, il presidente, persona molto combattiva e con parecchio astio verso le strutture sanitarie della zona, era sempre sul piede di guerra conoscendo la mancanza di fondi per la salute mentale stanziati dal sistema sanitario nazionale, mentre altri soci erano più accomodanti, a tratti rassegnati alla situazione, forse per il fatto che avendo familiari in disagio a casa, erano messi un po' in confusione dai vari specialisti che venivano a conoscere.
Il presidente inoltre, aveva la pessima abitudine di parlare male dei volontari non presenti, forse per il fatto che quelli che davano la disponibilità poi non erano effettivamente presenti nelle azioni. Io non avevo ancora fatto nulla, ma ricordo che condividevo questa sensazione con gli altri nuovi volontari e che per tutti era un sintomo cattivo funzionamento dell'associazione.
Dopo poco tempo e qualche giro di volantinaggio, visto che non venivo preso molto in considerazione, ho deciso di andarmene e nessuno se n'è accorto, tra l'altro... sigh!

Conclusa questa mia esperienza sociale, ho passato parecchio tempo solo a scrivere post basati, sostanzialmente, su quello che casualmente mi capitava, solamente uscendo con i miei familiari e amici, rendendomi conto che, avendo avuto problemi mentali, molte persone mi confidavano le loro ansie, i loro pensieri controproducenti, facendomi venire voglia di partecipare e, magari, fondare un'associazione tutta mia.
Parto dal presupposto che il lavoro, inteso come posto di lavoro, è fondamentale per cercare di ricominciare a credere in se stessi quando si ha avuto un problema di depressione o disagio, quindi sono andato alla ricerca di un'associazione che pensasse a quest'aspetto: 

"Far ricominciare a lavorare una persona con problemi mentali passati o ancora in corso"

Ho trovato quel tipo di associazione l'anno scorso, strutturata e molto presente a livello nazionale e con le idee chiare su che passi una persona deve fare per diventare volontario. Ho fatto tutto l'iter previsto, ho ricevuto l'importantissimo attestato di partecipazione e, adesso cerco di collaborare, per quanto ci sia da fare, anche se io vorrei fare molto di più, ma aspetto i loro tempi, d'altronde non sono io che decido.

La scimmia volontaria certificata

Le direttive su come muoversi arrivano dalla prima sede dell'associazione, molto più storica rispetto alla nostra, si fa molta fatica a mettere in piedi quei progetti di reinserimento lavorativo che avevano attirato la mia attenzione e per i quali mi sono messo in contatto con loro.
Ho trovato molto istruttivo il ruolo di comunicatore nei banchetti allestiti per far conoscere l'associazione, si deve cambiare il modo di comunicare a seconda della persona che si ha davanti, dalla sua età, dalla situazione sociale e persino dal modo in cui si veste. L'abbigliamento e il modo in cui abbina i colori possono comunicare molto di una persona, la cosiddetta comunicazione non verbale.
Io, per mia scelta, ho provato a fermare le persone che mi hanno incuriosito per il modo di vestire, di camminare e anche per la presenza o meno di accessori che, spesso comunicano creatività, stravaganza, curiosità.
Attualmente sono in attesa di risposte dal presidente dell'associazione per essere coinvolto più attivamente sia nella comunicazione con i cosiddetti "profani" e anche per mettere in piedi un corso rivolto a chi attualmente si trova in difficoltà menale o che ha appena superato un momento brutto, ma non ha ancora ben capito se riuscirà a riprendersi stabilmente oppure no.

Staremo a vedere...

Pol

mercoledì 10 aprile 2019

Richiesta di assistenza, la nobiltà in disagio

Buongiorno a tutti,
la primavera di quest'anno mi sta dando parecchio fastidio, forse perché sono un po' scoraggiato nella ricerca di quel famoso "posto nel mondo" che un vecchio amico mi diceva (Vedi Il superfigo interiore).
Nonostante tutto, mai mollare! Voi come state?

Vi racconto di una nuova conoscenza che ho fatto pochi mesi fa:

Un giorno d'autunno dell'anno scorso ricevo una telefonata dalla mia psichiatra che, dopo avermi chiesto come stavo e raccomandandomi di seguire la terapia e fare gli esami del sangue, mi raccontò la storia di Giovanni, da adesso G,  un uomo sulla cinquantina di una ricca famiglia della mia città con problemi psichici.
Al mio stupore riguardo al perché venisse a raccontarmi di questa storia, la Doc mi comunica che pensava di farmi conoscere G, visto che io stavo meglio da parecchio tempo e che le avevo detto che volevo rendermi utile.
Molto contento e gasato da questo incarico, decido di incontrare G. Non erano molte le occasioni di essere tenuto in considerazione, soprattutto da medici psichiatri.
Organizziamo l'incontro che viene strutturato in due fasi: prima parliamo con la madre, io e la psichiatra e poi, si aggiunge G.

Durante la prima fase del colloquio, quello con la madre, mi sono subito reso conto che la mamma di G, a differenza della mia, era molto presente, forse troppo, nella vita di suo figlio; cosa abbastanza tipica delle mamme italiane. Non so bene quale sia la storia clinica di G e che stile di vita lo abbia portato ad avere questo rapporto così stretto con la sua madre ormai ottuagenaria. Sta di fatto che, per il mio modo di vedere, il rapporto madre-figlio in questione è abbastanza strano e, passatemi il termine, malato.
Nella mia telefonata con la Doc anche lei, parlando del rapporto tra i due, lo definiva quasi edipico. Pensando al quadretto familiare: mamma vedova e figlio cinquantenne bisognoso di cure mentali, si fa presto a capire che c'è qualcosa di innaturale.

Nobildonna con bambino nel degrado urbano


Passiamo quindi alla seconda parte, quella in cui entra G.
Fin da subito, mi è sembrato molto intelligente ed educato, aveva il classico "pancione" da assunzione di pastiglie e lamentava con la Doc un problema di prurito e salivazione per via delle pastiglie che assumeva. La psichiatra espone a G la sua intenzione di farci frequentare un po' per vedere se questo potesse dagli beneficio. In realtà, non è andata così, perché la mia intenzione era ben diversa.
Quando avevo esposto la volontà di rendermi utile alla causa della sanità mentale, non intendevo che avessi fatto da "dama di compagnia", passatemi il termine, a G, per alleviare il fatto che se ti senti escluso, strano e un po' pazzerello, nessuno dei tuoi conoscenti e amici vuole la tua compagnia.
Infatti, non ho accettato l'incarico perché, ammesso che esista come mestiere, si tratta di una sorta di tutor mentale, ma senza aver nessuna competenza in psicologia e psichiatria, non me la sono sentita.
Provate pensare al fatto che, magari, G potesse interpretare certe mie parole in modo non corretto, la mia responsabilità sarebbe troppo grande.

Nei giorni successivi, ma anche tutt'ora, mi trovo a pensare alle differenze tra il mio caso e quello di G. Innanzitutto, la disponibilità economica. Io vengo da una famiglia medio borghese, mentre G viene da una famiglia che è un connubio tra imprenditoria e "nobiltà", quindi decisamente ricca. Non dico una bugia, se affermo che lo stile di vita e le frequentazioni cambiano di molto a seconda di com'è inserita una famiglia nella società. Non oso immaginare a che party e vacanze potessero essere abituati i componenti della famiglia di G.

Una volta finito l'appuntamento con la psichiatra, ci siamo trovati fuori io e G, abbiamo acceso tutti e due una sigaretta. Poco dopo, vedo G che va verso un albero e, in pieno giorno, si mette a urinare incurante dei passanti. Dopo aver espletato i suoi bisogni corporali, torna da me e gli dico: "La prossima volta andiamo in un bar, ci credo che dopo ti danno del matto. L'ultima volta che ho pisciato all'aperto ero ubriaco e di notte!". 
Abbiamo parlato un po' e di cosa faceva per passare la giornata e della noia che lo affliggeva, e a quanto si faceva schifo per il suo aspetto, peggiorato dalla terapia assunta. Io, un po' spiazzato da questo mio nuovo ruolo di "consigliere dei malati mentali", dissi l'unica cosa che mi veniva in mente considerando la situazione, anche familiare ed economica di G: "Avere il benessere economico è sicuramente un grande vantaggio che hai. Anche se si hanno dei problemi mentali, si può accedere ai migliori specialisti del campo, ma a differenza delle altre malattie, per essere felici o almeno sopportare noi stessi, dobbiamo sempre avere degli obiettivi concreti che ci facciano accettare dai cosiddetti normali, ti consiglio di trovarne uno al più presto che ti impegni la mente".

Dopo quel giorno, ci siamo sentiti per telefono e basta, io gli ho detto che sto cercando fare del volontariato per combattere lo stigma della malattia mentale in tutte le forme, mentre lui era sempre concentrato sul lamentarsi che è sempre da solo e che i suoi amici non lo vogliono più vedere. Purtroppo, c'è anche da dire che l'età cronicizza certi meccanismi mentali, quindi per G potrebbe essere molto difficile uscire da certi loop. 

Grazie per aver letto fino alla fine... sono un po' fuori allenamento.

Saluti

Pol




martedì 26 febbraio 2019

Agente zero zero Pol: una cascata di neuroni

Buongiorno a tutti,
oggi cercherò di scrivere a proposito di psicofarmaci antidepressivi e della loro classificazione.
Con il termine di psicofarmaco si intende un farmaco in grado di modulare la comunicazione tra le cellule del sistema nervoso centrale attraverso la modifica dei livelli delle sostanze che queste si scambiano per comunicare tra di loro. In alcuni casi, a seconda delle tipologie di farmaco, rendono meno o più recettive le cellule nervose ad accogliere queste sostanze chimiche.
Riuscire a capire come e quale psicofarmaco prendere a seconda dei casi clinici, è una sfida molto difficile per diverse ragioni:


  • Gli psicofarmaci dovrebbero essere prescritti da psichiatri che hanno ben chiara la storia del proprio paziente;
  • I pazienti spesso non sono istruiti sugli effetti collaterali dell'assunzione continua di psicofarmaci ed inoltre, quando si avvicinano ad essi, sono del tutto inermi per mancanza di lucidità e autostima proprio perché vengono da esperienze che li ha fatti allontanare dagli altri;
  • In presenza di attacchi gravi è necessario prendere alcuni tipi di psicofarmaci che poi, vanno gradualmente interrotti accostando un monitoraggio delle sensazioni del paziente da parte dello psichiatra (cosa difficile da attuare per via dei costi molto elevati che questo comporta per la famiglia, in molti casi).

Il paziente deve riuscire ad esprimere tutti gli effetti collaterali che ha dall'assunzione del farmaco. Per esempio, durante la mia storia clinica, ho provato diversi psicofarmaci, alcuni dei quali mi hanno portato a stati di alessitimia (mancanza di emozioni) e difficoltà di concentrazione nel lavoro. Quest'ultimo aspetto, è quello che mi ha fatto chiamare più volte lo specialista per cercare di cambiare e di calibrare meglio la terapia perché la perdita di autosufficienza economica è causa scatenante di altri problemi, come la depressione.
Centrale è il problema della situazione sociale e familiare del paziente che spesso si trova ad essere incompreso e da solo anche se può contare nel supporto familiare che viene visto come un'intrusione e mortifica spesso per il continuo bisogno di sostegno economico. In poche parole il paziente vede che dovrà sempre contare sull'aiuto di qualcun altro e che non ne uscirà mai da questo stato. Assumere psicofarmaci che, per esempio, aumentano lo scambio di sostanze tra i neuroni, non avendo una vita felice, porta a pochissimi benefici, a mio parere.

La depressione è una malattia diffusissima, vediamo come vengono catalogati i farmaci per combatterla:

  • Triciclici;
  • Tetraciclici;
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina;
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina;
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e noradrenalina;
  • Farmaci a meccanismo misto serotoninergico e noradrenergico.

Boh! Io non ci ho capito niente, voi?
Triciclici e Tetraciclici sono differenti solo per la composizione chimica della molecola, non molto di più...
Serotonina, noradrenalina, adrenalina e dopamina? Diciamo che sono tutti amminoacidi, composti chimici a base di azoto, hanno differenti composizioni delle molecole degli elementi che li formano. La serotonina viene citata spesso, anche abusata per essere definita come l'ormone responsabile della felicità. Attenzione però, anche di troppa felicità si soffre (vedi la fase up del disturbo bipolare). La serotonina è legata a braccetto con la dopamina, lo squilibrio di esse, causa, ad esempio, mancanza o eccesso di desiderio sessuale.
Noradrenalina e Adrenalina sono definiti neurotrasmettitori, sostanze che veicolano informazioni tra i neuroni, diciamo che l'azione composta di questi, in termini molto semplificati, ci fa ad esempio aumentare il battito cardiaco e il tono muscolare nell'imminenza di uno sforzo fisico oppure, l'esatto contrario a seconda delle nostre reazioni agli eventi esterni.
Ricaptazione? Possiamo dire che è l'assorbimento di questi neurotrasmettitori dalla membrana di confine tra neurone e neurone e quindi se è stimolata o meno, aumenta o diminuisce l'effetto del neurotrasmettitore nelle terminazioni nervose del cervello.

La situazione si fa complessa... a mio modo di vedere e cercando di semplificare, il nostro cervello è una macchina spettacolare, composta da miliardi di terminazioni nervose che si scambiano elettricità e composti chimici cercando di mantenere in equilibrio tutti gli altri organi e tessuti di vario tipo presenti nel nostro corpo. Sono totalmente convinto che gli scienziati facciano un lavoro fondamentale per cercare di risolvere o limitare i comportamenti malati del nostro cervello, ma allo stesso modo, mi rendo conto che la complessità delle aree della nostra mente, siano ancora un segreto per il loro comportamento e le loro reazioni a diversi stimoli.

La mia terapia farmacologica attuale è composta da stabilizzatori dell'umore, in particolare Litio e Acido Valproico (usato anche nei casi d'epilessia). Questi farmaci, hanno effetti collaterali, come tutti gli psicofarmaci, ma se presi in soglie limite, possono aiutare a vivere una vita più equilibrata, senza troppi sbalzi di umore, ansia e emozioni. Il fatto è che, se non si associa a questo una comprensione della propria situazione a livello psicologico e sociale, si fa ben poca strada, quindi consiglio di iniziare una terapia psicologia per capire quali sono le cause, anche storiche di disagio.

Zero Zero Pol: Licenza di pillola...


Un "piccolo" elenco di principi attivi degli psicofarmaci:

  • imipramina
  • amitriptilina
  • maprotilina
  • amineptina
  • fluoxetina
  • fluvoxamina
  • citalopram
  • paroxetina
  • sertralina
  • venlafaxina
  • reboxetina
  • trazodone
  • nefazodone
  • bupropione
  • mianserina
  • mirtazapina
  • iproniazide
  • fenelzina
  • pargilina
  • toloxatone
  • moclobemide

Mi ricorda un po' l'elenco che faceva Ewan McGregor nel film cult "Trainspotting", ovviamente, tutto questo per scherzarci un po' sopra.

Saluti e buona vita a tutti.

Pol

lunedì 15 ottobre 2018

Un piccolo pulcino bagnato e indifeso

Buongiorno a tutti,
mi capita spesso di uscire da solo; molti dei miei amici e conoscenti non capiscono questa mia necessità. Evidentemente, si trovano bene ad uscire sempre con le stesse persone, la cosiddetta "compagnia" come si usava quando eravamo più piccoli.
Frequento spesso i bar della mia zona e, a volte, provo la "novità" di un nuovo locale, solo per vedere persone nuove.
Ho notato, negli ultimi cinque, sei anni, una progressiva diminuzione dei clienti, anche come qualità di vita. Siamo passati da un periodo in cui il bar era un istituzione per la socialità italiana del dopolavoro-weekend e dove trovavi tutti i settori lavorativi della tua città, ad un luogo di disagio e solitudine e, soprattutto, alcoolismo, droghe varie e ritrovo per concludere affari, spesso, poco trasparenti.

In una di queste mie vere e proprie esperienze sociali, mi sono imbattuto in una persona che ha dato il titolo a questo post:  "Un piccolo pulcino bagnato e indifeso".
Vi racconto un po' quel poco che ho potuto sentire, alla luce della mia esperienza, del sentimento che mi ha lasciato questa ragazza, che chiameremo Lisa.

Coraggio piccolo pulcino bagnato!

Non conosco la situazione familiare, dettaglio non trascurabile, visto che da essa si generano, purtroppo, tutte le maggiori paure ed insicurezze della nostra vita. Quello che raccontava ed esprimeva, sia con l'atteggiamento fisico che con i discorsi, era un profondo malessere di vivere condito da una scarsissima autostima e timore che gli altri parlino costantemente male alle spalle.
Ero con gli altri avventori del bar a parlare davanti ad un tavolo, tutti in cerchio; Lisa si siede dietro di me in un altro tavolino, quindi le davo le spalle. Sembrava volesse comunicare, nonostante conoscesse gli altri, di voler stare per i fatti suoi, fuori dalla conversazione.
Effettivamente, la sua presenza quella sera, era per parlare con il proprietario del bar per poter lavorare lì, ma fin da subito, ha iniziato a parlare di quanto le facesse schifo il suo taglio di capelli e che per strada tutte le persone che incontrava, ridevano e la prendevano in giro per questo.
Ovviamente, il taglio era bellissimo e le donava molto, visto che aveva il viso magro ed era minuta e snella di corporatura, non solo a mio giudizio, ma anche degli altri presenti.
Parlando con il barista, sono venuto a sapere che giorni prima era già passata chiedendo di lavorare e confessandogli che siccome soffre di depressione, alcuni giorni non sarebbe potuta venire perché non sarebbe riuscita ad uscire di casa. Prima regola del fight club: nel colloquio di lavoro devi rispondere al tuo probabile futuro datore di lavoro solo quello che lui ti chiede e devi avere una giornata decisamente positiva.

NON ESISTE AZIENDA AL MONDO CHE VORREBBE UN DEPRESSO TRA I SUOI DIPENDENTI!
     
 Ad un certo punto Lisa, che aveva preso una birra e un tramezzino, va in bagno e ci sta per quasi una mezz'ora, tanto che abbiamo iniziati tutti a preoccuparci per il tempo trascorso. Alcuni sostenevano che fosse andata a farsi una riga, altri, come me, che stesse vomitando dal nervoso, forse perché mi ricordava me nei periodi di forte ansia sociale.

Dopo essere uscita dal bagno ha salutato tutti in modo frettoloso e se n'è andata via.

E' tutto da verificare, perché le chiacchere da bar sono sempre chiacchere da bar, ma sembra che Lisa abbia avuto un fidanzato dipendente da cocaina e che forse l'aveva iniziata in questa dipendenza. Insomma, un bel cocktail di problemi causati da droghe, insicurezze e chissà cos'altro all'interno delle mura domestiche.

Piccolo pulcino bagnato, ti auguro di risolvere parte dei tuoi problemi e di riuscire a vedere la luce perché ho provato profonda tristezza nell'immaginare il labirinto della tua mente, soprattutto per la tua giovanissima età. Anni fa, avrebbero potuto dire la stessa cosa di me le persone che mi conoscevano, quindi tendo ad immedesimarmi molto nella sua situazione.

Con un bel nodo in gola, saluto tutti...

Pol





martedì 4 settembre 2018

Emetofobia: la paura di vomitare in pubblico

Buongiorno a tutti,
di tutte le fobie sociali che mi hanno oppresso negli anni, questa è stata quella maggiormente debilitante e che tra l'altro, tutti i dottori, non hanno mai definito con il suo termine tecnico. Da pochi giorni l'ho scoperto e quindi, ve lo faccio scoprire anche a voi.
Come l'ho scoperto? Nelle mie ricerche "spensierate" in  tema di  fobie e ansie, mi sono imbattuto in uno youtuber che ne soffriva da piccolo. Ovviamente, ho massimo rispetto per chi trova il coraggio di "metterci la faccia".
Avete mai pensato a quanto può essere socialmente appagante avere conati e tosse nervosa da farsi scappare un polmone in tutte le occasioni di divertimento con i propri amici adolescenti? Ridiamoci sopra va!

Se stai leggendo e soffri o hai sofferto di questa fobia, non aver paura di contattarmi, potremmo raccontarci le nostre esperienze e magari risolvere questo problema.

In questo momento della mia vita credo di averla arginata ma, se ne state soffrendo, vi consiglio di iniziare da subito una terapia cognitivo-comportamentale ed esporsi a piccoli passi alla propria fobia, prima che sia troppo tardi e si cronicizzi, creando naturalmente ulteriori paure e manie.

Mi sono appena messo a ricercare "youtube emetofobia" e tra i primi dieci risultati ci sono quattro-cinque persone italiane che ne soffrono, due-tre dottori e un altro paio di persone straniere.
Queste persone hanno pensato che fare "coming out" su Youtube fosse un modo per esternare la propria condizione e magari riuscire a sentirsi meno soli. Non oso neanche immaginare quanti commenti orribili devono aver ricevuto dai cosiddetti "leoni da tastiera", quelli che ti dicono "Ammazzati che è meglio!". Inoltre, mettendoci la faccia, molti di quelli che ti conoscono perché cresciuti nello stesso quartiere o città, si saranno sicuramente sbellicati dalle risate alle loro spalle proprio per il coraggio dimostrato nel mettersi in piazza.

A tal proposito, una di queste sere di agosto, vengo invitato a cena da un amico di vecchia data con la mia compagna. Era una sera calda e afosa, mi sentivo bene e felice di rivedere questa persona dopo tanto tempo. Abbiamo cenato e tutto è andato tranquillo fino al dolce, quando ho iniziato a sentire che c'era qualcosa che non andava. In particolare, provavo fastidio nell'ascoltare la compagna del mio amico lamentarsi sempre di lui, impartirgli ordini e chiedere insistentemente a noi se volessimo qualcos'altro da mangiare, come in una "trance agonistica" da brava padrona di casa. Ad un certo punto, mi è presa una mezza crisi, di quelle da conati e tosse. Ero incredulo! Con tutta la terapia e la sperimentazione della scala U.S.M. che avevo fatto per evitare di sentirmi così.

Emetofobia - La crisi


Mi sono trovato così, semplicemente perché non ero più abituato ad abbassare giornalmente il mio livello di stress, credevo di essere ormai immune a questo genere di episodi e, invece, mi sbagliavo. Durante lo studio della scala delle Unità Soggettive di Malessere, la "cena con amici" e per di più all'aperto, non rappresentava assolutamente il massimo dell'esposizione rischiosa quindi, ho sottovalutato la mia fobia che invece, è sempre li, nel profondo del mio cervello, pronta a scattare se non la combatto adeguatamente.

Risultato: ho fatto due-tre colpi di tosse rabbiosi, di quelli preparatori ai conati e poi, mi sono concentrato sulla respirazione diaframmatica e sulle immagini sacre migliori e che mi fanno stare subito meglio (consiglio di vedere il corso che ho pubblicato nella sezione "Fobia Sociale").

Finita la serata, con la mia compagna che conosce tutti questi miei episodi e turbe mentali, abbiamo parlato di questo. Mi ha rincuorato per come sono riuscito a farmi passare la crisi in fretta, la ringrazio molto.

Non so quando e non so dove mi capiterà un altra crisi ma, è fuori di ogni dubbio che anche questo episodio mi aiuterà in futuro ad essere più vigile e forte in tutto quello che succederà.

Vi abbraccio forte e mai mollare!

Pol  

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