ATTENZIONE:
IL BLOG EXIT POL CESK CONSIGLIA SEMPRE LA CONSULENZA DI PROFESSIONISTI COMPETENTI NELLA CURA DEI DISTURBI MENTALI E DEL COMPORTAMENTO.

Pol Cesk

lunedì 15 ottobre 2018

Un piccolo pulcino bagnato e indifeso

Buongiorno a tutti,
mi capita spesso di uscire da solo; molti dei miei amici e conoscenti non capiscono questa mia necessità. Evidentemente, si trovano bene ad uscire sempre con le stesse persone, la cosiddetta "compagnia" come si usava quando eravamo più piccoli.
Frequento spesso i bar della mia zona e, a volte, provo la "novità" di un nuovo locale, solo per vedere persone nuove.
Ho notato, negli ultimi cinque, sei anni, una progressiva diminuzione dei clienti, anche come qualità di vita. Siamo passati da un periodo in cui il bar era un istituzione per la socialità italiana del dopolavoro-weekend e dove trovavi tutti i settori lavorativi della tua città, ad un luogo di disagio e solitudine e, soprattutto, alcoolismo, droghe varie e ritrovo per concludere affari, spesso, poco trasparenti.

In una di queste mie vere e proprie esperienze sociali, mi sono imbattuto in una persona che ha dato il titolo a questo post:  "Un piccolo pulcino bagnato e indifeso".
Vi racconto un po' quel poco che ho potuto sentire, alla luce della mia esperienza, del sentimento che mi ha lasciato questa ragazza, che chiameremo Lisa.

Coraggio piccolo pulcino bagnato!

Non conosco la situazione familiare, dettaglio non trascurabile, visto che da essa si generano, purtroppo, tutte le maggiori paure ed insicurezze della nostra vita. Quello che raccontava ed esprimeva, sia con l'atteggiamento fisico che con i discorsi, era un profondo malessere di vivere condito da una scarsissima autostima e timore che gli altri parlino costantemente male alle spalle.
Ero con gli altri avventori del bar a parlare davanti ad un tavolo, tutti in cerchio; Lisa si siede dietro di me in un altro tavolino, quindi le davo le spalle. Sembrava volesse comunicare, nonostante conoscesse gli altri, di voler stare per i fatti suoi, fuori dalla conversazione.
Effettivamente, la sua presenza quella sera, era per parlare con il proprietario del bar per poter lavorare lì, ma fin da subito, ha iniziato a parlare di quanto le facesse schifo il suo taglio di capelli e che per strada tutte le persone che incontrava, ridevano e la prendevano in giro per questo.
Ovviamente, il taglio era bellissimo e le donava molto, visto che aveva il viso magro ed era minuta e snella di corporatura, non solo a mio giudizio, ma anche degli altri presenti.
Parlando con il barista, sono venuto a sapere che giorni prima era già passata chiedendo di lavorare e confessandogli che siccome soffre di depressione, alcuni giorni non sarebbe potuta venire perché non sarebbe riuscita ad uscire di casa. Prima regola del fight club: nel colloquio di lavoro devi rispondere al tuo probabile futuro datore di lavoro solo quello che lui ti chiede e devi avere una giornata decisamente positiva.

NON ESISTE AZIENDA AL MONDO CHE VORREBBE UN DEPRESSO TRA I SUOI DIPENDENTI!
     
 Ad un certo punto Lisa, che aveva preso una birra e un tramezzino, va in bagno e ci sta per quasi una mezz'ora, tanto che abbiamo iniziati tutti a preoccuparci per il tempo trascorso. Alcuni sostenevano che fosse andata a farsi una riga, altri, come me, che stesse vomitando dal nervoso, forse perché mi ricordava me nei periodi di forte ansia sociale.

Dopo essere uscita dal bagno ha salutato tutti in modo frettoloso e se n'è andata via.

E' tutto da verificare, perché le chiacchere da bar sono sempre chiacchere da bar, ma sembra che Lisa abbia avuto un fidanzato dipendente da cocaina e che forse l'aveva iniziata in questa dipendenza. Insomma, un bel cocktail di problemi causati da droghe, insicurezze e chissà cos'altro all'interno delle mura domestiche.

Piccolo pulcino bagnato, ti auguro di risolvere parte dei tuoi problemi e di riuscire a vedere la luce perché ho provato profonda tristezza nell'immaginare il labirinto della tua mente, soprattutto per la tua giovanissima età. Anni fa, avrebbero potuto dire la stessa cosa di me le persone che mi conoscevano, quindi tendo ad immedesimarmi molto nella sua situazione.

Con un bel nodo in gola, saluto tutti...

Pol





martedì 4 settembre 2018

Emetofobia: la paura di vomitare in pubblico

Buongiorno a tutti,
di tutte le fobie sociali che mi hanno oppresso negli anni, questa è stata quella maggiormente debilitante e che tra l'altro, tutti i dottori, non hanno mai definito con il suo termine tecnico. Da pochi giorni l'ho scoperto e quindi, ve lo faccio scoprire anche a voi.
Come l'ho scoperto? Nelle mie ricerche "spensierate" in  tema di  fobie e ansie, mi sono imbattuto in uno youtuber che ne soffriva da piccolo. Ovviamente, ho massimo rispetto per chi trova il coraggio di "metterci la faccia".
Avete mai pensato a quanto può essere socialmente appagante avere conati e tosse nervosa da farsi scappare un polmone in tutte le occasioni di divertimento con i propri amici adolescenti? Ridiamoci sopra va!

Se stai leggendo e soffri o hai sofferto di questa fobia, non aver paura di contattarmi, potremmo raccontarci le nostre esperienze e magari risolvere questo problema.

In questo momento della mia vita credo di averla arginata ma, se ne state soffrendo, vi consiglio di iniziare da subito una terapia cognitivo-comportamentale ed esporsi a piccoli passi alla propria fobia, prima che sia troppo tardi e si cronicizzi, creando naturalmente ulteriori paure e manie.

Mi sono appena messo a ricercare "youtube emetofobia" e tra i primi dieci risultati ci sono quattro-cinque persone italiane che ne soffrono, due-tre dottori e un altro paio di persone straniere.
Queste persone hanno pensato che fare "coming out" su Youtube fosse un modo per esternare la propria condizione e magari riuscire a sentirsi meno soli. Non oso neanche immaginare quanti commenti orribili devono aver ricevuto dai cosiddetti "leoni da tastiera", quelli che ti dicono "Ammazzati che è meglio!". Inoltre, mettendoci la faccia, molti di quelli che ti conoscono perché cresciuti nello stesso quartiere o città, si saranno sicuramente sbellicati dalle risate alle loro spalle proprio per il coraggio dimostrato nel mettersi in piazza.

A tal proposito, una di queste sere di agosto, vengo invitato a cena da un amico di vecchia data con la mia compagna. Era una sera calda e afosa, mi sentivo bene e felice di rivedere questa persona dopo tanto tempo. Abbiamo cenato e tutto è andato tranquillo fino al dolce, quando ho iniziato a sentire che c'era qualcosa che non andava. In particolare, provavo fastidio nell'ascoltare la compagna del mio amico lamentarsi sempre di lui, impartirgli ordini e chiedere insistentemente a noi se volessimo qualcos'altro da mangiare, come in una "trance agonistica" da brava padrona di casa. Ad un certo punto, mi è presa una mezza crisi, di quelle da conati e tosse. Ero incredulo! Con tutta la terapia e la sperimentazione della scala U.S.M. che avevo fatto per evitare di sentirmi così.

Emetofobia - La crisi


Mi sono trovato così, semplicemente perché non ero più abituato ad abbassare giornalmente il mio livello di stress, credevo di essere ormai immune a questo genere di episodi e, invece, mi sbagliavo. Durante lo studio della scala delle Unità Soggettive di Malessere, la "cena con amici" e per di più all'aperto, non rappresentava assolutamente il massimo dell'esposizione rischiosa quindi, ho sottovalutato la mia fobia che invece, è sempre li, nel profondo del mio cervello, pronta a scattare se non la combatto adeguatamente.

Risultato: ho fatto due-tre colpi di tosse rabbiosi, di quelli preparatori ai conati e poi, mi sono concentrato sulla respirazione diaframmatica e sulle immagini sacre migliori e che mi fanno stare subito meglio (consiglio di vedere il corso che ho pubblicato nella sezione "Fobia Sociale").

Finita la serata, con la mia compagna che conosce tutti questi miei episodi e turbe mentali, abbiamo parlato di questo. Mi ha rincuorato per come sono riuscito a farmi passare la crisi in fretta, la ringrazio molto.

Non so quando e non so dove mi capiterà un altra crisi ma, è fuori di ogni dubbio che anche questo episodio mi aiuterà in futuro ad essere più vigile e forte in tutto quello che succederà.

Vi abbraccio forte e mai mollare!

Pol  

mercoledì 13 giugno 2018

Le persone che visitano Exit Pol Cesk non ti sentono da un po'

Ciao a tutti,
ogni volta che apro Facebook vengo "sgridato" perché non faccio pubblicità adeguatamente alla mia "iniziativa imprenditoriale":

Caro Facebook,
la mia attività non guadagna mezzo euro e non è facile avere continuità avendo da trattare argomenti scomodi e di cui nessuno vuole sentire parlare. Posso affermare di aver creato uno dei blog meno popolati di tutta la rete!
Non mi sono molto messo in piazza, conto esclusivamente nella ricerca spontanea dei miei piccoli e grandi disagiati mentali, un po' come me.
A presto,

Pol

Ad inizio anno, in una mia uscita con amici, ho incontrato casualmente il fan numero uno tra le persone che visitano il mio blog e che non è tra le persone che frequento di solito; si tratta di Antonio che, non appena ci siamo incontrati, mi ha subito detto: "Come puoi sperare che il tuo blog sia popolare se non pubblichi da ottobre?". Ti ringrazio Tony, lo so, non posso competere con i blogger più scafati che ci "mettono la faccia", magari con un apposito canale Youtube nel quale parlano dei propri interessi e anche delle proprie manie e paure riscuotendo enormi apprezzamenti ed esponendosi anche a critiche feroci da parte dei cosiddetti "leoni da tastiera".

Il problema sostanziale è che ci vuole un sacco di tempo per creare dei contenuti che non siano banali e ovvi e, inoltre, diciamoci la verità, il mio pubblico già, tendenzialmente fa fatica ad uscire di casa, nei casi più critici a lavarsi, figuriamoci se riescono a trovare gli stimoli per mettersi a ricercare, con le esatte parole chiave su Google un sito non molto pubblicizzato come Exit Pol Cesk.

Facebook Marketing


Visto che è un post di ritorno da ottobre, mi permetto di spiegare, per chi è al suo primo accesso, la struttura del blog che è sia per pc che per smartphone, più semplificata.
Il blog è composto da pagine e da post; le pagine sono sezioni di approfondimento che trattano specifici temi, i post, invece, per loro natura dovrebbero essere a cadenza settimanale o mensile e raccontano le esperienze, anche in base a quello che mi succede e vengo a scoprire nella mia vita. Gli argomenti trattati sono:

1) CORSO PER CERCARE DI SCONFIGGERE LA FOBIA SOCIALE

2) LA MIA PERSONALE ESPERIENZA DI LOTTA AL DISTURBO BIPOLARE

3) FILMS CHE PARLANO DI DISAGI MENTALI (sezione da completare, magari con vostri consigli e recensioni).

Rimanete sintonizzati, siamo pochi ma vi voglio bene.
Spero di trovare sempre stimoli per continuare a scrivere.

Saluti,

Pol





domenica 29 ottobre 2017

Un padre o un figlio bisognoso d'aiuto?

Ciao a tutti,
saranno due mesi che non scrivo un post, non va bene! In questo periodo, tra una cosa e l'altra sono sempre al computer, soprattutto per lavoro e quindi non ho trovato il tempo necessario al mio piccolo bloggettino...

Oggi volevo raccontarvi un fatto che all'epoca, mi ha fatto sentire che potevo dare una mano concreta agli altri, basandomi sul mio percorso di cura dal brutto periodo che avevo passato.

Scrivo che avevo passato ma, in realtà, bisogna sempre vigilare, capire mese per mese se quello che si fa è per cercare di crearsi un futuro migliore sia dal punto di vista della salute mentale e fisica che dal punto di vista della gratificazione personale, ricavandosi dei momenti di piacere e anche degli obiettivi raggiungibili.

Se chi legge è il diretto interessato di quello che sto per scrivere, lo prego di non prendersela; cerco di riportare i fatti in modo totalmente anonimo e, soprattutto, con l'unico scopo di dare una mano ad altre situazioni simili.

La mamma di un amico, rivedendomi a distanza di tre o quattro anni dall'epoca in cui mi ha visto in fase up, mi ha fatto i complimenti per come ne sono uscito, sapendo cosa comporta dover essere seguiti da psichiatri e psicoterapeuti. Dopo una breve spiegazione su come sia difficile pensare di esserne totalmente uscito, mi ha raccontato la storia di un suo amico con un figlio problematico al quale, ad inizio di quest'anno, gli hanno diagnosticato il disturbo bipolare.

Capirete come mi sono sentito importante quando, sapendo quello che avevo passato, mi ha chiesto se volevo conoscere questo padre per poi dare una mano al figlio.
Mi sono fatto dare il numero di telefono di Giulio, il padre, l'ho chiamato per avere un primo incontro con lui e farmi spiegare la situazione.
Ci diamo appuntamento in un bar, all'una e mezzo di pomeriggio, orario ideale per il caffè dopo pranzo. Mi presento al luogo indicatomi e mi accoglie con un bicchiere di vino bianco di quelli da 50 cent a bicchiere, tipico da bevitore "di lungo corso", inoltre, noto da subito, il gonfiore delle mani e la poca cura di se.
I problemi dei figli, spesso, forse sempre, sono causati da comportamenti sbagliati dei propri genitori. Che noi lo vogliamo o no, abbiamo trascorso tutta la nostra infanzia con quelli che dovrebbero essere i nostri modelli per la formazione del nostro adulto futuro.
Di alcoolismo ne ho veramente le scatole piene, l'ho dovuto subire quando ero piccolo e mi rendo conto benissimo che da questa piaga non si rovina solo l'alcoolizzato stesso, ma anche la sua prole.

E' sempre il tempo di ubriacarsi



Capisco che le sfide della vita a volte sono talmente grandi che, per debolezza, abbiamo dei momenti di sconforto ma, rifugiarsi nell'alcool protratto per tempo, per non pensare, genera nuovi problemi futuri ancor più grandi.
L'esempio dei genitori è basilare per la formazione del carattere dei propri figli.
Insomma, in fin dei conti, i problemi non vengono mai da soli, come un fulmine a ciel sereno.
Dal racconto di Giulio, ho capito la difficoltà di tirare su un figlio da solo per la mancanza della madre. Non oso nemmeno immaginare i momenti di sconforto e la difficoltà di accettazione di una situazione del genere, sia per il padre, costretto ad un doppio ruolo di genitore, che per il figlio.

Poi, però ci sono le nostre scelte, e queste sono molto importanti, soprattutto se dobbiamo fare i conti con una situazione economica traballante e il difficile aiuto concreto che si riceve dall'ambiente sociale in cui si vive.
La capacità di analizzare la difficile situazione con raziocinio e spinta positiva non è da tutti, è facile soccombere se non si hanno l'apertura mentale, l'istruzione e il carattere per combattere difficoltà serie.

Un genitore che è un pessimo esempio, CREA spesso, figli con problemi in qualche modo ereditati.

Alla fine di tutto, non ho ancora potuto conoscere il figlio di Giulio, e forse mai lo conoscerò, perché, in fondo, non è facile aprirsi, accettare le critiche che vengono rivolte dall'esterno e magari da uno, come me, che non ha titoli di studio per poter salire sul trespolo e sputare sentenze, come spesso i medici si sentono in diritto di fare. 

Conservo la speranza, in futuro, di poter fare di meglio per aiutare tutte queste terribili realtà che, da quando sono stato male, mi vengono confidate.

Un saluto a tutti e buona vita

Pol    

martedì 29 agosto 2017

Imparare dai libri come gestire l'ansia

Ciao a tutti,
qualche mese fa, la mia amica Alessia mi ha prestato un libro, del quale non farò pubblicità, comunque in vendita su Amazon; chiedendomi, secondo la mia personale esperienza, un parere riguardo la comprensione degli esercizi contenuti per il superamento di ansie, stress traumatici, situazioni negative in generale.
L'autore del libro è uno psicoterapeuta e pure counselor che pratica, a quanto pare, da circa venticinque anni in Italia. Sicuramente deve aver accumulato un'esperienza completa nella soluzione dei casi più disparati.

Piccola parentesi... lo psicoterapeuta, sia esso medico o psicologo, ricordo in questo mio difficile post, La differenza tra psicologo e psicoterapeuta, ha un percorso di studi molto lungo prima di arrivare a curare le persone, mentre il counselor, professione relativamente nuova, non necessita di un percorso di studi universitari e soprattutto non è riconosciuta, né regolamentata dallo stato italiano.
Non voglio, oggi, scrivere sulla professione del counselor, magari un altro giorno, vorrei solamente farvi pensare al fatto che se io fossi uno psicologo psicoterapeuta o medico psicoterapeuta, dopo tutto il "mazzo" che mi sono fatto, credo che odierei profondamente la figura del counselor, visto che i limiti degli ambiti di intervento sono labili per questa nuova professione.

Nessuno se la prenda, ammetto di essere poco ferrato sull'argomento counselor, per quello che mi risulta mi viene da associarlo alla figura del "mental coach", altra professione decisamente fumosa...

Ritornando al libro che Alessia mi ha prestato, l'ho trovato molto istruttivo, ci sono un sacco di acronimi di cui non conoscevo l'esistenza e che saranno per me fonte di ispirazione e studio, mi riferisco a:

  • M.B.S.R. : Mindfullness Based Stress Reduction; ovvero una tecnica di riduzione dello stress che si basa sulla ricerca e l'attenzione alle cause che lo generano;
  • E.M.D.R. : Eye Movement Desensitization Reprocessing; ovvero una tecnica che tende a rielaborare l'ansia attraverso dei movimenti oculari volti a desensibilizzarne gli effetti... credo;
  • S.T.O.P. : Stop, Take a breath, Observe, Proceed; ovvero Fermati, Prendi un bel respiro, Osserva e Procedi (in altro modo).

Questi sono solo alcuni che ricordo, poi ci sono molti esercizi pratici che mi ricordano le tecniche cognitive comportamentali che ho fatto e di cui ho scritto in questo blog approfonditamente, quindi lo considero un valido inizio. Grazie Alessia!

Comprare un libro per cercare di capire i problemi per cui non si riesce a vivere serenamente è, certamente utile ma, per mia esperienza personale, non è utile a risolvere il problema in tempi brevi.
Nella mia vita è tutt'ora in corso la sperimentazione sul campo di quello che mi ha insegnato la mia psicologa cognitivo-comportamentale e che quindi condivido con voi, per fare squadra. Rispetto ad un medico, credo di avere il vantaggio di poter capire, in base alla persona e al proprio carattere, quale sia la strada migliore da percorrere perché frutto di esperimenti sulla mia persona e non in via teorica in quanto studiato in modo esterno come medico.

Annotare il proprio malessere


Tutto dipende comunque da che MALESSERE SENTIAMO DELLA NOSTRA SITUAZIONE.
Vi faccio queste domande:
  1. Ritenete di aver toccato il fondo con la vostra fobia, ansia, ecc?
  2. Sono più le cose che evitate durante il giorno che quelle che riuscite a fare?
  3. Vi sentiti bloccati nel compiere attività che per tutti gli altri individui rappresentano la normalità, in questo tempo storico e per il nostro livello di progresso e socialità?
  4. Riuscite ad avere dei momenti in cui la vostra testa non pensa ad un evento ansioso immediatamente futuro? 
Considerate, in caso affermativo, un aiuto medico... mi raccomando di  ESSERE UN LIBRO APERTO PER IL VOSTRO DOTTORE.

Vorrei continuare e magari fare esercizi pratici, basati sul libro che Alessia mi ha prestato, nei prossimi post magari potrei scrivere i risultati di alcuni esperimenti che ho messo in atto.


Due punti che mi hanno colpito, ovviamente da approfondire con i vostri casi:
  •  RIGIRARE IL PENSIERO (verso se stessi, verso l'esterno e all'opposto) mi ricorda un po' IL PROCESSO AL PENSIERO che ho fatto durante la mia esperienza di cura. Consiste nel porsi un pensiero che ci affligge, ad esempio: "Non mi chiama mai nessuno". Provate a girare questo pensiero nei tre modi: "Io non chiamo mai nessuno" (perché? Ho paura di mettermi nei guai con la mia ansia incontrollata), "Gli altri si lamentano che non li chiamo mai" (girato verso l'esterno) e all'opposto "Mi chiamano tutti" (come reagirei se fossi la centralina della Vodafone?);
  • il BIPENSIERO ovvero la VISIONE OTTIMISTICA (esagera pure su come ti potrà andare bene il futuro) in contrapposizione al PENSIERO REALISTICO (analizzare in anticipo i problemi che potranno sorgere durante il tragitto per la realizzazione del nostro progetto futuro). Poi cerca di fare una media e raccogli i dati di piccoli successi e soprattutto gli insuccessi avuti durante il percorso.

Bene, mi sembra che sia un buon inizio e quindi in bocca al lupo... come al solito

Pol

martedì 25 luglio 2017

Una sorta di miracolo

Ciao a tutti,

Oggi la prendo alla lontana, parto da quattro anni e mezzo fa.
La situazione della mia vita, non era delle migliori, uscivo da un periodo di ulteriori quattro anni nel quale prima e dopo la perdita di mio papà sono stato ricoverato più volte (La mia esperienza di disturbo bipolare).
Successivamente, mia mamma ha avuto un'emorragia cerebrale che l'ha portata ad avere seri disturbi cognitivi che ne impediscono ad oggi l'autonomia e per questo è ospite presso una casa di riposo.

Il groppo in gola nel vederla in tali condizioni c'è sempre quando vado a trovarla e non vi nascondo che mi sono fatto dei grandi pianti nel parcheggio della struttura che l'accoglie. Tuttavia è stata la soluzione migliore che si potesse trovare!

L'altro giorno sono andato da mia mamma e l' "animazione", composta da dipendenti e da esterni, alcuni dei quali professionisti, consisteva nell'ascolto e analisi di musica classica, in particolare le arie del Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. Mi sono messo comodo in una sedia in fondo alla sala e, con vedendola da lontano, mi piaceva indagare il suo comportamento quando non si rende conto di essere osservata.
Parlava con un altra signora ospite, ho visto il suo sorriso e la sua tranquillità, la definirei ormai quasi infantile e ho provato un profondo sollievo e la consapevolezza che quando si lamenta con noi figli è sicuramente per il bisogno di attenzioni.

E' per questo che il post di oggi l'ho intitolato "Una sorta di miracolo". 

Ricordo la sua depressione quando ero più giovane e il difficile rapporto di amore e odio che aveva con mio papà. Devo riconoscere di non averla mai vista con un umore così sereno e pacifico da quando sono nato!

Certamente, la struttura l'ha accolta per il motivo di grave handicap che ne richiede l'assistenza 24 ore su 24 ma, immaginando che il problema dell'emorragia non ci fosse stato, mia mamma rientrerebbe nella situazione di tutti i pensionati da soli per la morte del coniuge. 
La loro giornata sarebbe prevalentemente in solitudine, unita ad una scarsa entrata economica, porterebbe all'emarginazione sociale, quindi tristezza e forse depressione.

Quindi al di là dei problemi medici, il vero miracolo è costituito da:

1) impegnare la giornata in persone con tendenza all'isolamento e depressione;
2) aumentarne la socializzazione inserendolo in un gruppo dove si è costretti a parlare e a dire la propria anche se con estrema difficoltà;
3) molta attività fisica che permette la circolazione del sangue e stimola l'appetito e quindi il buon umore.

Nonnetti in palestra!

Con tutti i problemi che hanno avuto i miei genitori e tutto quello che ci hanno fatto passare, adesso credo veramente di poter dire che niente succede per caso, le sfide, anche se dure e incomprensibili all'inizio, se superate, portano ad una maggiore consapevolezza della nostra forza, ne ho la certezza.

Teniamo duro in attesa del risultato finale

Buona vita

Pol

sabato 10 giugno 2017

Il superfigo interiore

Un mix di egoismo, sana ignoranza e bolla di comfort

 

La vita emozionante di Superman

Ciao a tutti,

è da un po' di giorni che non riesco bene a focalizzare il mio scopo in questo mondo...ne ho passate di giornate ben più difficili e quindi questo periodo non mi preoccupa molto.
Ricordo che, dopo essere stato male la prima volta, ho tentato di confidarmi con diversi amici per capire come facessero a vivere con serenità; alcuni si mettevano a ridere solo per la questione da me sollevata, altri mi hanno consigliato di leggere dei libri di psicologia, alcuni anche troppo banali, tipo "Un posto nel mondo".
Ho provato a semplificare e tutt'ora provo a farlo come esercizio e devo confessarvi che si vive meglio, ma imparare costa sempre molta fatica.

Tornando al motivo del mio turbamento attuale, credo di aver capito che una delle componenti della mia perdita di energia è da ricondurre a motivi familiari che ho dovuto affrontare nei primi mesi dell'anno.
Un altro è forse quello di sentirmi un po' nella terra di mezzo tra l'avere un'occupazione lavorativa stabile e non averla, ma sentendo in giro la situazione di molti miei coetanei vedo che stiamo un po' tutti nella stessa barca.

Da non dimenticare è poi il fatto che quando sono giù, continuo a pensare ad una sorta "piano universale" per il quale tutti godono nel farmi soffrire e stancare. Concetto che devo cercare di togliermi dalla testa...molte volte mi accorgo della morbosità di questo pensiero grazie a chi mi vuole bene e che per questo mi fa riflettere sul mio loop mentale sbagliato.

Per risolvere tutto questo "gomitolo di pensieri", vorrei  capire il motivo per cui molti miei conoscenti sono all'apparenza felici e sicuri delle proprie scelte di vita e sono arrivato per ora a questa piccola lista:

  1. L'EGOISMO FISIOLOGICO: Devi essere il centro del tuo mondo, pensare prima di tutto al tuo bene personale, fai le scelte che ti fanno stare bene, appagato, valuta tutte le variabili delle situazioni difficili che incontri e cerca la soluzione più semplice e che ti tolga dai guai con meno conseguenze negative per la tua persona. Una volta fatto questo apriti agli altri;

     
  2.  LA SANA IGNORANZA: Nessuno si offenda...per ignoranza intendo non cercare per forza di sapere tutto, specializzarsi in quello che ci interessa per diversi motivi che possono essere economici e sociali. La definirei un intelligenza pratica rivolta allo scopo, molti miei amici e conoscenti lo fanno già naturalmente, per me è parecchio impegnativo, molte volte vado in riserva di energia perché mi rendo conto di non essermi nemmeno avvicinato al bersaglio;
  3. BOLLA DI COMFORT con una capatina in ZONA DI STRESS: Tema che ho trattato in un post di non molto tempo fa (eccolo).
    Il mio ambiente abituale deve essere per il 90% del tempo un posto rassicurante, ma in alcuni momenti di forte positività interiore devo sforzarmi di andare in stress, ovvero buttarmi in una situazione che non riesco benissimo a gestire in base alle mie certezze attuali.
    Questa attività mi permetterà di crescere con il tempo la mia autostima e quindi anche la mia zona/bolla di comfort.

Cercherò in futuro di tenere a mente queste regole e riflessioni personali che mi fa piacere condividere con voi.
Come al solito se qualcuno volesse dire la sua lo invito a commentare e approfondire insieme a me...

Buona vita

Pol

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